Piano di Investimenti Strategici UE

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Nel luglio 2014, il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker ha presentato al Parlamento europeo il programma di lavoro per il quinquennio 2015-2020 della Commissione che prevede, in via prioritaria, il lancio di un Piano europeo per gli investimenti strategici, che dovrà mobilitare un volume complessivo di 315 miliardi di euro di investimenti, pubblici e privati, nel triennio 2015-2017. Il cd. Piano Juncker nasce dall’esigenza di rilanciare gli investimenti europei, la cui dimensione complessiva è crollata durante la crisi finanziaria ed economica, a partire dal 2008. Sono i dati della stessa Commissione a confermare il crollo degli investimenti: la riduzione a livello UE è stata, nel quinquennio 2008-2013, del 14,2%, mentre in Italia si è attestata oltre il 25% con picchi in alcuni settori produttivi, come il comparto delle costruzioni, che hanno registrato un calo pari ad oltre il 43%. Dati che hanno inciso gravemente sulla ripresa economica dell’UE e dell’Italia, alimentando l’esigenza di un’azione decisa sul fronte della domanda interna. Da tempo anche Confindustria ha sollecitato un’azione energica a livello europeo per far ripartire la domanda interna attraverso gli investimenti, pubblici e privati. Maggiori investimenti, oltre a sostenere la ripresa, rafforzano il potenziale di crescita dell’economia, soprattutto se capaci di agire in maniera anticiclica, rafforzando la base produttiva del UE e del Paese. In quest’ottica, pertanto, il Piano Juncker mira a fare un primo, ancorché non sufficiente, passo per riportare il livello di investimenti dell’UE lungo il sentiero della ripresa, puntando alla creazione di un fondo di garanzia (il Fondo europeo per gli investimenti strategici - FEIS) che consentirebbe di attrarre capitali privati su progetti che, pur ritenuti prioritari, non sono attualmente finanziabili, sia a causa di vincoli regolatori che per la presenza di limiti progettuali o profili di rischio che li rendono difficilmente finanziabili. Il FEIS, nello specifico, è contenuto nella proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per gli investimenti strategici, che è stata presentata dalla Commissione europea in occasione della seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo dello scorso 13 gennaio, contestualmente alla presentazione della Comunicazione sulla flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio. L’iniziativa legislativa riguarda, in particolare, due dei tre pilastri strategici del Piano Juncker, quali queli relativi alla creazione del Fondo e alla definizione di una pipeline di progetti. Il terzo pilastro, relativo alla rimozione dei colli di bottiglia regolatori, sarà realizzato attraverso le iniziative della Commissione previste dal proprio programma di lavoro 2015. La proposta di regolamento conferma l’impostazione di fondo del Piano Juncker. Essa prevede che il FEIS sfrutti una leva di 211 miliardi di euro, complessivi tra 16 miliardi di euro di risorse UE (sottratti ad Horizon 2020, Connecting Europe Facility, riserva di bilancio UE) e altri 5 miliardi di euro di risorse proprie della Banca europea per gli investimenti (BEI), generando un effetto moltiplicatore di 1:15 che consentirebbe così la mobilitazione di capitali privati per 315 miliardi di euro. Nella ripartizione, l’obiettivo potenziale è quello di attivare investimenti per 240 miliardi in progetti infrastrutturali ed innovativi ed altri 75 miliardi di euro da destinare alle PMI. La selezione degli interventi, i quali dovranno essere cantierabili entro tre anni (2015-2017), dovrà tener conto della loro realizzabilità, affidabilità e credibilità, nonché del valore aggiunto economico e sociale. La proposta è ora in discussione da parte di Parlamento europeo e Consiglio UE, con l’obiettivo di concludere l’iter legislativo e approvare il regolamento entro il prossimo luglio, in occasione della sessione plenaria del Parlamento. Prima di rinviare alla lettura del documento, dove si tenta di fornire alcune considerazioni più puntuali sul contenuto della proposta di regolamento, unitamente ad un’analisi più ampia dello stato dell’arte dei negoziati UE e dell’azione posta in essere in questa fase da parte del Governo italiano, si ritiene di dover esprimere una prima positiva valutazione sulle finalità perseguite dal Piano Juncker. Occorrerà assicurare la definizione di un quadro di regole efficace, che non infici a valle l’attuazione del piano stesso e continuare ad agire sul fronte dei colli di bottiglia regolatori, consentendo al Piano di espletare i propri effetti in particolare nei paesi dove il crollo degli investimenti è stato maggiore. A livello nazionale sarà necessario un forte impegno a migliorare la qualità della progettazione degli interventi, siano pubblici che privati, e ad agire sui diversi ostacoli, di regolazione settoriale e finanziaria, che gravano sugli investimenti di imprese e amministrazioni.
Keywords: 
Juncker Plan, Investment Strategy, Growth, Employment, Europe 2020, European Added Value, Financial Crisis, Budget
Country of publication: 
Italy
File: 
Publication date: 
Thursday, April 30, 2015
Number of pages: 
22
Title Original Language: 
Piano di Investimenti Strategici UE
Abstract Original Language: 
Nel luglio 2014, il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker ha presentato al Parlamento europeo il programma di lavoro per il quinquennio 2015-2020 della Commissione che prevede, in via prioritaria, il lancio di un Piano europeo per gli investimenti strategici, che dovrà mobilitare un volume complessivo di 315 miliardi di euro di investimenti, pubblici e privati, nel triennio 2015-2017. Il cd. Piano Juncker nasce dall’esigenza di rilanciare gli investimenti europei, la cui dimensione complessiva è crollata durante la crisi finanziaria ed economica, a partire dal 2008. Sono i dati della stessa Commissione a confermare il crollo degli investimenti: la riduzione a livello UE è stata, nel quinquennio 2008-2013, del 14,2%, mentre in Italia si è attestata oltre il 25% con picchi in alcuni settori produttivi, come il comparto delle costruzioni, che hanno registrato un calo pari ad oltre il 43%. Dati che hanno inciso gravemente sulla ripresa economica dell’UE e dell’Italia, alimentando l’esigenza di un’azione decisa sul fronte della domanda interna. Da tempo anche Confindustria ha sollecitato un’azione energica a livello europeo per far ripartire la domanda interna attraverso gli investimenti, pubblici e privati. Maggiori investimenti, oltre a sostenere la ripresa, rafforzano il potenziale di crescita dell’economia, soprattutto se capaci di agire in maniera anticiclica, rafforzando la base produttiva del UE e del Paese. In quest’ottica, pertanto, il Piano Juncker mira a fare un primo, ancorché non sufficiente, passo per riportare il livello di investimenti dell’UE lungo il sentiero della ripresa, puntando alla creazione di un fondo di garanzia (il Fondo europeo per gli investimenti strategici - FEIS) che consentirebbe di attrarre capitali privati su progetti che, pur ritenuti prioritari, non sono attualmente finanziabili, sia a causa di vincoli regolatori che per la presenza di limiti progettuali o profili di rischio che li rendono difficilmente finanziabili. Il FEIS, nello specifico, è contenuto nella proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per gli investimenti strategici, che è stata presentata dalla Commissione europea in occasione della seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo dello scorso 13 gennaio, contestualmente alla presentazione della Comunicazione sulla flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio. L’iniziativa legislativa riguarda, in particolare, due dei tre pilastri strategici del Piano Juncker, quali queli relativi alla creazione del Fondo e alla definizione di una pipeline di progetti. Il terzo pilastro, relativo alla rimozione dei colli di bottiglia regolatori, sarà realizzato attraverso le iniziative della Commissione previste dal proprio programma di lavoro 2015. La proposta di regolamento conferma l’impostazione di fondo del Piano Juncker. Essa prevede che il FEIS sfrutti una leva di 211 miliardi di euro, complessivi tra 16 miliardi di euro di risorse UE (sottratti ad Horizon 2020, Connecting Europe Facility, riserva di bilancio UE) e altri 5 miliardi di euro di risorse proprie della Banca europea per gli investimenti (BEI), generando un effetto moltiplicatore di 1:15 che consentirebbe così la mobilitazione di capitali privati per 315 miliardi di euro. Nella ripartizione, l’obiettivo potenziale è quello di attivare investimenti per 240 miliardi in progetti infrastrutturali ed innovativi ed altri 75 miliardi di euro da destinare alle PMI. La selezione degli interventi, i quali dovranno essere cantierabili entro tre anni (2015-2017), dovrà tener conto della loro realizzabilità, affidabilità e credibilità, nonché del valore aggiunto economico e sociale. La proposta è ora in discussione da parte di Parlamento europeo e Consiglio UE, con l’obiettivo di concludere l’iter legislativo e approvare il regolamento entro il prossimo luglio, in occasione della sessione plenaria del Parlamento. Prima di rinviare alla lettura del documento, dove si tenta di fornire alcune considerazioni più puntuali sul contenuto della proposta di regolamento, unitamente ad un’analisi più ampia dello stato dell’arte dei negoziati UE e dell’azione posta in essere in questa fase da parte del Governo italiano, si ritiene di dover esprimere una prima positiva valutazione sulle finalità perseguite dal Piano Juncker. Occorrerà assicurare la definizione di un quadro di regole efficace, che non infici a valle l’attuazione del piano stesso e continuare ad agire sul fronte dei colli di bottiglia regolatori, consentendo al Piano di espletare i propri effetti in particolare nei paesi dove il crollo degli investimenti è stato maggiore. A livello nazionale sarà necessario un forte impegno a migliorare la qualità della progettazione degli interventi, siano pubblici che privati, e ad agire sui diversi ostacoli, di regolazione settoriale e finanziaria, che gravano sugli investimenti di imprese e amministrazioni.
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